I Social Network e l’editoria

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Allo strapotere della televisione nella promozione del libro e degli articoli delle testate si contrappone oggi il social networking.

Sono due modelli mediatici agli antipodi: da una parte il simbolo perfetto del “Broadcast” in cui c’e’ un emittente (la tv) e tanti riceventi (gli spettatori) passivi che non possono interagire, replicare, rilanciare, partecipare. E’ il modello “One to Many” che esiste da diversi decenni. Dall’altro, con i Social, c’e’ un modello che non ha ancora raggiunto l’adolescenza (ha circa 14 anni): il “many to many”, dove ognuno e’ un nodo della rete alla pari degli altri. Al netto degli “influencer”, si intende.

Scrittori  e giornalisti famosi e non, tuttavia, non possono oggi prescindere da questi strumenti che basano sulle connessioni social on line il loro modello di influenza. In effetti abbiamo avuto modo di verificare che i vantaggi di una comunicazione promozionale sui social (basso costo di creazione e accesso, possibilità di lavorare da remoto, creativita’ e multimedialita’) devono essere valutati alla luce degli svantaggi (necessita’ di un professionista del settore per comunicazioni declinate in modo adeguato a seconda del social specifico, richieste di informazione anche fuori dall’orario di lavoro, gestione di crisi, ricerca di contenuti interessanti per gli utenti).

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Il Socialnetworking, da solo, non ha alcuna efficacia. Serve una strategia integrata di comunicazione che si combini con le attivita’ offline.

Rimanendo sulla stampa, metro indirettamente legato ai libri perché lettura, continua il Censis: “Mentre uno zoccolo duro di persone che entrano in contatto solo con i mezzi audiovisivi rimane quasi costante nel tempo (passando dal 28,2% del 2006 al 23,2% del 2016), gli italiani che si accostano abitualmente a tutti i media hanno fatto segnare un importante passo in avanti tra il 2006 e il 2009 (passando dal 23,3% al 35,8%), per poi fermarsi a quel livello (anzi, nel 2016 hanno fatto anche un piccolo passo indietro, riposizionandosi al 35,2%). È stato invece il dato riferito a quanti usano internet ma non i mezzi a stampa ad aver fatto passi in avanti rilevantissimi, ampliando cosi’ il press divide: erano il 5,7% della popolazione nel 2006, sono diventati il 31,4% nel 2016, portando il totale di tutte le persone estranee ai mezzi a stampa a una quota pari al 54,6% della popolazione (e raggiungendo nel 2016 un valore addirittura pari al 61,5% tra i giovani under 30).”

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Facebook ha recentemente annunciato che in un futuro prossimo gli editori venderanno le proprie notizie sul Social Network.

Facebook insiste per formare una comunita’ piu’ consapevole, meno vittima di fake news e notizie non verificate. “E non possiamo farlo senza i giornalisti”, ha postato Zuckerberg, “ma ci rendiamo anche conto che le nuove tecnologie possono rendere più difficile per gli editori finanziare il giornalismo su cui tutti fanno affidamento. Stiamo per testare nuovi modi per far crescere i loro abbonamenti. Se le persone si abbonano dopo aver visto le notizie su Facebook, i ricavi andranno direttamente agli editori che lavorano duramente per scoprire la verita’ e Facebook non prendera’ nulla. Si parte entro la fine dell’anno con un piccolo gruppo di editori americani e europei. Poi ascolteremo i loro commenti”. Presto, inoltre, i loghi dei giornali accompagneranno le notizie come si legge in questo articolo di Repubblica.