Gli italiani, la lettura e i social: e’ il trionfo delle bufale?

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“Il 60% degli italiani non legge”. Con questo titolo al vetriolo apre il “Corriere della Sera” del 3 Febbraio 2017, sezione “Primo Piano – L’Italia che cambia”. Nel pezzo, a firma di Laura Sarradini, un’analisi dei dati Istat: “Negli ultimi sei anni persi 3 milioni e 300 mila lettori nel paese. Allarme tra i ragazzini dagli 11 ai 14 anni. E gli ebook non decollano ancora” si legge nel “catenaccio” del titolo. Meno della metà della popolazione legge. All’inizio degli anni ’60 solo il 16,3 % leggeva libri. Questo dato va pero’ analizzato alla luce di un’altra realta’: all’epoca solo  un quarto degli italiani aveva un titolo superiore alle scuole elementari e l’8% era analfabeta.

Il balzo in avanti si ha a metà anni 80 quando la percentuale dei lettori raddoppia. La lettura è e rimane “rosa”: solo un terzo degli uomini legge, contro la metà delle donne. Dal 2010 si assiste a un calo continuo della lettura in Italia. Ciò succede soprattutto tra i giovanissimi. Chissà in quanti sono pronti a dare la colpa alla tecnologia di tablet, cellulari, adsl e altro. Meta’ dei giovani non legge e, si sa, se non si comincia non si può prendere questa abitudine crescendo. Nell’articolo si legge: “La capacità di lettura è condizionata dalla predisposizione a comprendere ed interpretare in modo adeguato il significato di testi scritti.

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C’e’ bisogno di una competenza di base cruciale per garantire una effettiva capacità di utilizzo e valutazione delle informazioni. Questa capacità, la cosiddetta “literacy”, e’ molto bassa nella popolazione adulta, molto di più di tutta la media Ocse.”. Come diceva Tullio De Mauro:

“Dobbiamo sconfiggere l’analfabetismo di ritorno, battere sulla formazione degli adulti, sulla riduzione delle diseguaglianze, perche’ la lettura possa riprendere a crescere”.

 

Sempre nel febbraio 2017 è esplosa un’altra “Bomba” nel panorama culturale italiano: “E’ chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente” si legge in una lettera firmata da oltre seicento docenti universitari indirizzata a presidente del consiglio, ministra dell’Istruzione e Parlamento. Continua la lettera del Gruppo di Firenze per la scuola del merito: “Da tempo denunciamo le carenze linguistiche degli studenti (grammatica, sintassi, lessico) con errori appena tollerabili in terza elementare”.

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Resta poi il divario tra nord e sud: nel nord est legge il 48,/% degli italiani, al sud il 28%. Mutuando un termine tecnologico noto come “Digital divide” che indica la differenza di possibilità di accesso alle tecnologie tra diverse zone geografiche potremmo parlare di un “Reading Divide” italiano. Il Social Networking di Internet sta inoltre diffondendo una “Democrazia dei creduloni”, per dirla con il sociologo francese Bronner, disposta a leggere (poco) quello che circola sui Facebook, Twitter o siti di dubbi. Come si legge su un articolo di impronta sociologica sul sito specializzato in “Bufale” (notizie false che si diffondono on line) “Bufale e dintorni”: “La motivazione principale per cui colui che diffonde bufale e credenze non le identifica come tali è sostanzialmente una: NON VUOLE!”

 

Per questo e’ portato a ricercare siti dove si conferma ciò che gia’ ha etichettato come vero, nonostante queste fonti siano chiaramente prive di  attendibilità e di ufficialita’. Infatti, anche una volta dimostrato che la notizia in questione e’ falsa (in alcuni casi  addirittura dopo smentita stessa da parte dello stesso mittente della bufala), molti soggetti continuano a sostenerne la veridicità, incapaci di seguire un ragionamento logico razionale, ma adducendo spiegazioni prive di valore e astruse.

Dalla disinformazione alla bufala il passo e’ un passetto.

 

L’informazione errata o incompleta, e’ un tipo di disinformazione che può essere involontaria: ad esempio quando la globalità della stessa è l’insieme di una serie di aggiornamenti riguardanti lo stesso evento. Prendiamo ad esempio la cronaca di un disastro naturale, di uno scrutinio, di uno studio scientifico; ognuno degli stadi “intermedi” ha una sua veridicità nel momento in cui si verifica, che non è una veridicità assoluta in quanto solo un frammento di quella che sarà l’acquisizione dell’informazione ultima. Ad un orario determinato, del 11/09/2001 era vero che le vittime dell’attentato alle Torri Gemelle erano un migliaio, come e’ vero che successivamente furono stimate in quasi tremila. Allo stesso modo, era vero che Raffaele Sollecito e Amanda Knox erano colpevoli nel gennaio 2014, mentre non lo erano nel marzo 2015.

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Dunque e’ possibile accogliere un’informazione parziale come vera senza conoscere l’esito degli aggiornamenti, oppure farlo più o meno in malafede occultando gli sviluppi che non avvalorano quello che sosteniamo…oppure utilizzare una parte dell’informazione irrilevante e caricarla di un significato differente da quello effettivo, inventato”. Saper leggere non basta. Bisogna essere in grado di elaborare e capire un testo. Secondo l’Ocse “con il termine analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. In generale, l’analfabetismo è l’incapacità di leggere o scrivere frasi semplici in una qualsiasi lingua. Si parla talvolta, meno comunemente, di illetteratismo, termine usato perlopiù in ambito scientifico che definisce individui incapaci di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.