Gli Haters, i bulli del Web

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Chi sono gli Haters? Letteralmente sono persone che odiano. Sul Web e sui Social Network la loro azione e’ ancora più selvaggia che nella comunicazione offline: protetti da una tastiera alcune persone si sentono in diritto di dire tutto quello che pensano, anche con toni inaccettabili nella vita reale.

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Umberto Eco non era stato molto tenero con il mondo dei Social Media:“I social permettono alle persone di restare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”. Un giudizio duro. E’ una profezia a cui si fa fatica a credere:“Sono fedele a Hegel, che diceva che la lettura del giornale e’ la preghiera quotidiana dell’uomo moderno. Si tornera’ all’informazione cartacea”.

I Social sono solo uno strumento, e in quanto tale possono essere usati per comunicare, partecipare a un dibattito costruttivo o per insultare Flavio Insinna.

Uno dei migliori personaggi del comico Maurizio Crozza è dedicato a una figura a meta’ tra Walter Sobchak de “Il Grande Lebowsky” e un mammone viziato che, a 40 anni suonati, vive ancora con la madre. Nel suo ritratto satirico il genovese riesce a mostrare tutti i paradossi di chi si nasconde dietro una tastiera e, illudendosi di essere anonimo, si lascia andare agli istinti peggiori. L’anonimato e’ il grande paradosso del nostro decennio: in molti pensano di non essere rintracciabili e si lasciano andare ai più bassi istinti.

 


Facebook, Youtube e Twitter sono state addirittura chiamate in tribunale per non essere riuscite a contrastare contenuti omofobici e di odio raziale on line. Nella Cmc (Comunicazione Mediata da Computer) in cui mancano le espressioni non verbali e’ facile polemizzare e decostruire, molto meno proporre, creare e motivare. E’ più semplice scrivere “Non siamo mai stati sulla luna nel 1969, e’ un film girato da Kubrik pagato dalla Nasa” invece di argomentare le prove a favore dei fatti che conosciamo.

L’insulto e la critica non necessitano di un ragionamento profondo quando si vuole solamente ferire o, peggio, umiliare. Una bufala può arrivare a distruggere una vita come hanno mostrato “Le Iene” pochi giorni fa.

Come ci si può difendere da chi ci attacca sui social, personalmente o sugli account di un brand? La risposta e’: con il buonsenso e la pazienza. Dove possibile e necessario, bloccare l’account molesto. E’ una misura limite ed estrema, ma possibile. Fare attenzione a chi non usa un nome reale. Sono i più pericolosi, non hanno nulla da perdere perche’ non sono rintracciabili (almeno in teoria) e sono molto aggressivi.
Bisogna poi essere bravi a distinguere i “Troll”, soggetti che agiscono attivamente per provocare e suscitare dibattito. Ignorarli, quando non dicono cose false e nocive alla nostra reputazione o a quelle del Brand. Spesso cercano solo attenzione e, se non considerati, spariscono.
Per fortuna, comunque, tutti hanno diritto di parola. E la censura, salvo rarissimi casi di attacchi violenti e minacce fisiche, non deve essere considerata.

Rimuovere un commento negativo motiva gli haters a continuare quello che gia’ avevano fatto, gridando anche “censura!”.

Anche il direttore del Tg di La7 Mentana si sta impegnando a combattere i gentisti del Web sulla sua pagina Facebook. Ha scritto il 26 maggio 2017 sulla sua pagina ufficiale: “Una volta i giornalisti raccontavano i fatti a comunità che silenziosamente approvavano o dissentivano. Oggi, con i social, consenso e dissenso sono tracciati, e il giornalista che non vuole restare sulla torre d’avorio con essi si deve misurare. Non è una missione, ma una professione che cambia strumenti, se vuole restare anche passione civile”. I canali di Social Network sono l’ultima parte di un fenomeno che nasce all’inizio degli anni 2000 con i Blog. Improvvisamente tutta una serie di persone che prima potevano esprimersi solo nei barsport, nei biliardi e nelle piazzette hanno trovato un posto su cui dire la loro.