Facebook tra rimediazione e formati nativi

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Figli della Rimediazione

Una nota legge della storia dei media dice che ogni medium deriva da un medium precedente. Si tratta del concetto di “rimediazione”, elaborato da Bolter e Grusin nel loro famosissimo libro del 2003 “Remediation: capire i nuovi media“: il cinema sarebbe, ad esempio, la rimediazione della fusione del teatro e della fotografia, unendo e rielaborando elementi appartenenti a entrambi. Secondo i due studiosi americani, inoltre, la rimediazione è tipica dei media digitali: che cosa sono infatti le mail se non la rimediazione delle lettere?

Anche se al momento della pubblicazione di Remediation i social network ancora non esistevano, ci rendiamo facilmente conto di come siano i media che probabilmente più di altri mettono in gioco il meccanismo teorizzato da Bolter e Grusin. Seguendo il loro tracciato potremmo immaginare Facebook come la rimediazione del diario, Instagram della fotografia analogica, Twitter dell’aforisma, etc. Da qualche anno a questa parte tuttavia, soprattutto Facebook sta mettendo in scena dinamiche molto più complesse: come se i media digitali da rimediare avessero esaurito la loro forza, il capostipite dei social network sta iniziando a cannibalizzare media che sono nati e cresciuti proprio su Facebook stesso. Basti pensare alle leggere modifiche apportate alla bacheca negli ultimi anni (ricordate Facebook Introducing Timeline? Se non lo ricordate, cliccate qui per rinfrescare la memoria) o alla “vicenda” delle Stories, nate su Snapchat e poi rimediate, modificate, implementate su Instagram prima e su Whatsapp e Facebook poi.

Rekuest rimediazione Facebook

Facebook e i nuovi contenuti nativi

In una recente intervista, inoltre, Marco Grossi, senior manager di Facebook Italia e Spagna per le PMI, parlando delle innovazioni pensate da Facebook per il 2018, ha alzato ancora di più l’asticella. Il prossimo anno infatti, dovrebbe essere quello del grande sviluppo dei i cosiddetti contenuti nativiSi tratta di formati che sono nati proprio sul social network e che verranno sviluppati a partire dalla loro stessa rimediazione. Qualche esempio? I video annunci a 360 gradi o le Stories su Instagram in formato Canvas. Entrambe le innovazioni infatti non sono altro che la fusione di media sviluppati esclusivamente all’interno dei social network e che non hanno quindi un corrispettivo analogico. La forza di questi formati è la loro forte immersività in un perfetto bilanciamento tra immediatezza e ipermedialità (per tornare su due concetti estremamente cari a Bolter e Grusin): se da un lato infatti le Storie e i video a 360 gradi ci fanno sentire a diretto contatto con l’esperienza reale che viviamo grazie anche alla facilità di condivisione permessa dagli smartphone (immediatezza), dall’altro sono il frutto di una connessione sequenziale ed eterogenea di grafiche, audio, video, testi, tenuti uniti da un complesso sistema mediale composto dalla cornice del social network stesso (ipermedialita’).

Insomma, la strada è tracciata e sembra condurre a un inedito sviluppo di formati mediali…sta a noi intuire gli scenari futuri e cercare di anticiparli.