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Che pubblicita’ ci mostra Facebook?

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C’erano una volta i media “broadcast”. Si stava seduti a guardare la televisione, ad ascoltare la radio, a leggere i giornali. C’era chi emetteva un messaggio e chi lo ascoltava, secondo uno schema unidirezionale della comunicazione. “Da uno a molti”, si dice in sociologia della comunicazione.

Il contenuto veicolato era periodicamente interrotto da messaggi pubblicitari che provavano a convincerci a comprare o a fare qualcosa. Speravano che rientrassimo nel “target”, il bersaglio giusto per chi fa marketing. In altre parole: immaginavano potessimo essere interessati alla loro pubblicita’. Con la diffusione di internet e dei social network, dalla seconda meta’ degli anni 2000, il modello e’ cambiato radicalmente, anche se il sistema “broadcast” non e’ ancora scomparso.

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Adesso il sistema di comunicazione a cui guarda il merketer e’ quello che fino a 15 anni fa si poteva solo sognare: rivolgere il proprio messaggio pubblicitario solo a chi e’ interessato. Eta’, provenienza geografica, interessi, interazioni, ricerche pregresse: con internet e i Social Network l’advertising si e’ fatta specifica e precisa. Google e Facebook, i due attori principali del mercato dell’advertising online e dell’uso di internet,  sono principalmente canali di pubblicità Pay Per Click (PPC). Si tratta di una modalità di acquisto e pagamento di pubblicita’ online.  L’inserzionista paga una tariffa unitaria in proporzione ai click (click-through rate), ovvero solo quando un utente clicca effettivamente sull’annuncio pubblicitario.

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Ma se Google e’ un motore di ricerca e tiene traccia delle nostre ricerche, come fa Facebook a sapere cosa mostrarmi?

Facebook utilizza i seguenti dati per decidere quali inserzioni mostrarci:

  • Informazioni che condividi su Facebook (ad es. le Pagine che ti piacciono)
  • Altre informazioni su di te estratte dal tuo account Facebook (ad es. età, genere, luogo, dispositivi che usi per accedere a Facebook)
  • Informazioni che gli inserzionisti e i nostri partner di marketing possiedono e condividono con noi, come il tuo indirizzo e-mail
  • Le tue attività su app e siti Web esterni a Facebook

Altre informazioni più dettagliate possono essere trovate su Normativa sui dati e Normativa sui cookie di Facebook. Ecco dunque come fa Facebook a rivolgerci pubblicità mirate. Il punto chiave e’ sicuramente “i nostri partner Marketing” e le informazioni condivise.

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I numeri dei Social Network in Italia e nel mondo [Luglio 2017]

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Quali sono i numeri dei Social Network in Italia e nel mondo? In un articolo precedente avevamo fatto un’analisi sul futuro del Web e dei Social Network.

Le cifre sono importanti per capire come sfruttare un canale e le sue potenzialita’. Come aveva scritto ABC Formazione, partner di Rekuest che si occupa di formazione professionale: “Facebook ha scritto il passato e detta il presente e il futuro del Social Networking e, di conseguenza, di buona parte del Web. Qualche numero per capire chi comanda: con i suoi 1,9 miliardi di utenti il “gigante blu” puo’ sommare gli 1,2 miliardi di Messenger, i 600 milioni di Instagram e il miliardo di Whatsapp. Il totale: WOW”.

Facebook recentemente ha cambiato la possibilità di poter analizzare le performance delle proprie pagine ufficiali aprendo così ancora di piu’ a chi vuole usare i numeri per operare correttamente nel Social Media Marketing. 

Vediamo qualche grafico per capire il panorama mondiale e italiano sulle persone che usano i Social Network per comunicare.

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Dall’immagine sopra emerge che, nel mondo, c’e’ solo un “attore” in grado di contrastare il monopolio di Facebook: Google che con Youtube, nel mese scorso, conta un miliardo e mezzo di utenti. Cresce ancora Instagram che, con 700 milioni di utenti, ha più che doppiato il povero Twitter. Notevoli i numeri di We Chat anche se in Europa non sfonda.

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Dalla tabella sopra e’ chiaro che la meta’ degli italiani e’ su Faebook. Anche Youtube ha numeri molto alti: significa che postare un nostro video sul Social Medium di Google restituisce grande visibilità sia nella Serp di Google (i risultati di ricerca) che nella Seo.

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Ogni giorno, in Italia, ci sono 24 milioni di persone attive su Facebook. 23 lo fanno anche e/o su mobile. Numeri che fanno pensare molto al concerto di responsive.

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In Italia Instagram sta crescendo molto velocemente e ha un target piu’ giovane di Facebook, come si vede dal grafico sopra e da quello sotto. Il pubblico medio di un Social Network cambia completamente il piano editoriale di una campagna di Social Media Marketing. Il trend sembra già tracciato anche per il futuro a breve termine: i giovanissimi, spaventati dalla “invasione” di over 40 sui Facebook, scapperanno sempre di più accrescendo i numeri di altri Social adesso in espansione, come Snapchat.

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Le nuove metriche di Facebook

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Fare Marketing con Facebook e’ una strada sempre piu’ popolare tra aziende piccole, medie e grandi. Ma e’ necessario analizzare le metriche. Come fare per leggere correttamente i dati di Facebook?

 

Chi lavora nell’ambito del Social Media Marketing e del Web Content Management avra’ sicuramente notato che negli ultimi anni i risultati organici (quelli non a pagamento) su Facebook sono calati vertiginosamente. Detto in altri termini: è difficile ottenere un grande numero di interazioni senza una sponsorizzazione. Investire soldi nelle Facebook Ads, tanto o pochi che siano, richiede un’attenta lettura dei risultati per valutare il Roi (il ritorno di investimento).

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Recentemente Facebook ha introdotto delle novita‘ nelle metriche di analisi dei dati.

In un articolo precedente avevamo visto come, tra i trend del 2017 di Internet, ci fossero gli investimenti pubblicitari online. Investire un budget nella comunicazione online significa fare inserzioni a pagamento scegliendo target specifi. Per fare cio’ occorre distinguere tra Seo e Sea come abbiamo fatto in un post precedente.

Quali sono le principali novita’ introdotte da Facebook negli “insight”?

  • Landing Page View per visualizzare quante persone siano effettivamente arrivate su una pagina, al netto di tempi di caricamento lunghi, connessioni instabili e via dicendo.
  • Pre-impression activity breakdown per sapere chi, tra coloro che interagiscono, aveva gia’ visitato la nostra pagina.
  • Presto potremo avere uno spaccato demografico  dei “Followers”  e sapere se hanno origine organica o a pagamento.
  • “Raccomandazioni” riassumera’ chi ha suggerito la pagina ad amici e parenti.
  • Previews: sapremo quante persone hanno visualizzato la pagina senza cliccarci sopra.

Leggere gli insight di Facebook significa avere un metro oggettivo per valutare l’efficacia dell’investimento in sponsorizzazioni. Prima di procedere con post sponsorizzati o campagne a pagamento si deve valutare:

  • Come si muovono i competitors
  • Il budget a disposizione
  • Gli obiettivi
  • La landing Page
  • Una correzione da fare in corsa

Rekuest realizza servizi di Social Media Marketing e Internet Advertising.

 

Live Tweet

Il live Tweet per le aziende: il decalogo

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Il live tweet per le aziende puo’ essere un’occasione di grande visibilita’. Ecco il decalogo di Rekuest.

Gli eventi di un’azienda possono essere raccontati in diretta con il livetweet. Puo’ essere realizzata una diretta video oppure prendere appunti e poi scrivere un articolo per il blog aziendale. Per ottenere un’interazione davvero coinvolgente, pero’, le azioni piu’ indicate sono:

  • Il Live Tweet che racconta, con un #hashtag ufficiale, quello che sta avvenendo
  • La diretta video sui Social che mostra, con la possibilita’ di commentare o lasciare dei feedback, l’evento

Twitter e’ il social che racconta cosa sta succedendo mentre si sta verificando. Come diceva McLuhan “Il medium e’ il messaggio” e Twitter e’ la breaking news.

Nello spot qui sotto si puo’ cogliere l’essenza del live storytelling.


Come raccontare il modo efficace una conferenza, un evento, una manifestazione o qualsiasi cosa desti interesse mentre sta accadendo? Ecco il decalogo di Rekuest.

  1. Creare gli hashtag giusti. E’ opportuno crearne uno ufficiale, da mettere anche sui flyer, poster, sito e Social dell’evento. Deve essere corto, intuitivo, efficace, facilmente memorizzabile.
  2. Usare gli hashtag utili. Sicuramente, accanto a quelli ufficiali, si imporranno altri #. Possono essere aggiunti ai Tweet quelli di maggiore successo, specialmente se entrano nei TT, gli argomenti più dibattuti in un dato momento.
  3. Usa le menzioni di chi partecipa all’evento. Personaggi pubblici e influencer hanno la priorità sugli altri ma è bene citare tutti i partecipanti.
  4. Dialogare con chi non è presente ma partecipa al dibattito online. Ogni contributo è importanza per aumentare la visibilità dei nostri tweet.
  5. Crea contenuti multimediali con foto e brevi video. Le immagini funzionano meglio delle parole.imageslider7
  6. Programma dei Tweet in anticipo per poterti poi concentrare sul racconto live.
  7. Dopo l’evento seleziona i migliori Tweet e scrivi un post sul blog ufficiale embeddandoli
  8. Usa strumenti di aggregazione del racconto live per mostrare, dopo la sua conclusione, come si sia svolto l’evento. Storify è quello più semplice ed efficace
  9. Non censurare ma spiega. Se qualcuno critica l’evento o gli ospiti non cancellare mai il contenuto. Meglio rispondere, spiegare.
  10. Cancellare insulti e calunnie. Tutto ha un limite: in caso di offese gratuite o volgarità nei confronti degli ospiti ad un evento è meglio rimuovere un contenuto.
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Social Media Marketing: quanto, come e quando scrivere

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Il Social Media Marketing (o Management) necessita di contenuti aggiornati e pubblicati con costanza. Vediamo quali, come e quando.

Dove scrivere

  • I canali Social vanno valutati e scelti in base al budget, al settore, al target e agli obiettivi concordati con il cliente o per il “personal Brand”, cioè una persona
  • La quantita’ non fa la qualita’: scegliete solo i SN necessari
  • Se esistono gia’ dei profili ufficiali studiateli attentamente e, se hanno una “bad reputation”, disattivateli e createne di nuovi
  • Twitter e’ l’ideale per il live storytelling, Facebook per la sua diffusione, IG per raccontare attraverso immagini, Pinterest per prodotti di abbigliamento e target rosa, Linkedin per raggiungere professionisti, Google + e YouTube per l’indicizzazione

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Quanti post al giorno pubblicare

  • Non esiste un numero massimo perchè ogni progetto ha le sue necessita’
  • In media su Fb 1 post al giorno, di qualità, 5 giorni su 7
  • Su Twitter almeno 3 al giorno
  • Su Ig 3 a settimana
  • Su Linkedin 1 a settimana
  • Su YouTube uno al mese
  • Se si ha un blog: due al mese

Quali giorni e in quali orari?

  • La risposta ce la danno gli insight di Fb, Twitter o Google Analytics
  • Studiando i dati si possono capire le abitudine dei propri “fan” e utenti
  • Su Fb, in generale: 9, 13, 15 (dati Digitalic)
  • Twitter: 12, 15, 18 (dati Digitalic)
  • Linkedin: 7.30, 12, 17.30 (dati Digitalic)
  • Instagram. 2 am, 9 am, 5 pm

Social

Cosa scrivere

  • Ogni Scoail ha le sue regole: non mettere lo stesso contenuto su tutti i canali
  • Cercare il giusto equilibrio tra “Infocasting” e “Lifecasting”: quello che fate e offrite da una parte e chi siete dall’altra. Siate “umani” 
  • Pubblicare notizie di settore funziona: fidelizza, informa e “umanizza”
  • Meglio pubblicare materiale multimediale (foto e video e Gif)
  • Utilizzare le tendenze del momento come i meme e le CTA (Call to Action)

Come stimolare le interazioni

  • Con Cta
  • Con i tag/mention
  • Usando gli # giusti
  • In casi particolari con provocazioni e titoli accattivanti (NO CLICKBAIT)
  • Chiedendo condivisioni/commenti/RT
  • Sponsorizzando un contenuto (v. seguente)

Quando sponsorizzare un contenuto

  • Quando c’e’ un budget previsto per questo
  • Quando il cliente vuole dei numeri “non organici”
  • Quando il post manda a una Landing Page specifica ed e’ possibile misurare i dati
  • Quando si hanno le idee chiare sul target da “colpire”
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Gli Haters, i bulli del Web

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Chi sono gli Haters? Letteralmente sono persone che odiano. Sul Web e sui Social Network la loro azione e’ ancora più selvaggia che nella comunicazione offline: protetti da una tastiera alcune persone si sentono in diritto di dire tutto quello che pensano, anche con toni inaccettabili nella vita reale.

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Umberto Eco non era stato molto tenero con il mondo dei Social Media:“I social permettono alle persone di restare in contatto tra loro, ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”. Un giudizio duro. E’ una profezia a cui si fa fatica a credere:“Sono fedele a Hegel, che diceva che la lettura del giornale e’ la preghiera quotidiana dell’uomo moderno. Si tornera’ all’informazione cartacea”.

I Social sono solo uno strumento, e in quanto tale possono essere usati per comunicare, partecipare a un dibattito costruttivo o per insultare Flavio Insinna.

Uno dei migliori personaggi del comico Maurizio Crozza è dedicato a una figura a meta’ tra Walter Sobchak de “Il Grande Lebowsky” e un mammone viziato che, a 40 anni suonati, vive ancora con la madre. Nel suo ritratto satirico il genovese riesce a mostrare tutti i paradossi di chi si nasconde dietro una tastiera e, illudendosi di essere anonimo, si lascia andare agli istinti peggiori. L’anonimato e’ il grande paradosso del nostro decennio: in molti pensano di non essere rintracciabili e si lasciano andare ai più bassi istinti.

 


Facebook, Youtube e Twitter sono state addirittura chiamate in tribunale per non essere riuscite a contrastare contenuti omofobici e di odio raziale on line. Nella Cmc (Comunicazione Mediata da Computer) in cui mancano le espressioni non verbali e’ facile polemizzare e decostruire, molto meno proporre, creare e motivare. E’ più semplice scrivere “Non siamo mai stati sulla luna nel 1969, e’ un film girato da Kubrik pagato dalla Nasa” invece di argomentare le prove a favore dei fatti che conosciamo.

L’insulto e la critica non necessitano di un ragionamento profondo quando si vuole solamente ferire o, peggio, umiliare. Una bufala può arrivare a distruggere una vita come hanno mostrato “Le Iene” pochi giorni fa.

Come ci si può difendere da chi ci attacca sui social, personalmente o sugli account di un brand? La risposta e’: con il buonsenso e la pazienza. Dove possibile e necessario, bloccare l’account molesto. E’ una misura limite ed estrema, ma possibile. Fare attenzione a chi non usa un nome reale. Sono i più pericolosi, non hanno nulla da perdere perche’ non sono rintracciabili (almeno in teoria) e sono molto aggressivi.
Bisogna poi essere bravi a distinguere i “Troll”, soggetti che agiscono attivamente per provocare e suscitare dibattito. Ignorarli, quando non dicono cose false e nocive alla nostra reputazione o a quelle del Brand. Spesso cercano solo attenzione e, se non considerati, spariscono.
Per fortuna, comunque, tutti hanno diritto di parola. E la censura, salvo rarissimi casi di attacchi violenti e minacce fisiche, non deve essere considerata.

Rimuovere un commento negativo motiva gli haters a continuare quello che gia’ avevano fatto, gridando anche “censura!”.

Anche il direttore del Tg di La7 Mentana si sta impegnando a combattere i gentisti del Web sulla sua pagina Facebook. Ha scritto il 26 maggio 2017 sulla sua pagina ufficiale: “Una volta i giornalisti raccontavano i fatti a comunità che silenziosamente approvavano o dissentivano. Oggi, con i social, consenso e dissenso sono tracciati, e il giornalista che non vuole restare sulla torre d’avorio con essi si deve misurare. Non è una missione, ma una professione che cambia strumenti, se vuole restare anche passione civile”. I canali di Social Network sono l’ultima parte di un fenomeno che nasce all’inizio degli anni 2000 con i Blog. Improvvisamente tutta una serie di persone che prima potevano esprimersi solo nei barsport, nei biliardi e nelle piazzette hanno trovato un posto su cui dire la loro.

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Privacy, Cookie Policy e obblighi di Google Analytics: cosa fare?

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Privacy, Cookie Policy, Google Analytics: gli obblighi di pubblicazione su un sito web dei dati aziendali di societa’ e imprese individuali sono diversi a seconda del tipo di impresa. Facciamo chiarezza.

Societa’

L’art. 2250 del Codice Civile, modificato dall’art. 42, L. 88/2009 impone alle societa’ di capitali di pubblicare informazioni legali nei propri atti, nella posta, nello spazio elettronico collegato alla rete telematica ad accesso pubblico sul quale si effettua attivita’ di comunicazione e negli altri luoghi virtuali di comunicazione, come email e profili sui social networks.

Quali sono dunque i dati da pubblicare? Ragione sociale, sede legale, Codice Fiscale e Partita IVA, posta elettronica certificata (PEC), Ufficio del Registro dove si e’ iscritti, numero Repertorio economico amministrativo (Rea), capitale in bilancio (società di capitali), l’eventuale liquidazione in seguito a scioglimento, eventuale stato di società con unico socio (Spa e Srl unipersonali), societa’ o ente alla cui attività di direzione e di coordinamento la societa’ e’ soggetta (art. 2497-bis c.c.).

Normalmente questi dati vengono collocati nel “footer” di una pagina, la parte bassa. Teoricamente questo  non riguarda solo i siti web, ma tutto cio’ che e’ immagine in rete da parte delle societa’, dai social network ai blog, e tutti i media elettronici che forniscono pubblicita’ e visibilita’. Il mancato adempimento alla normativa comporta una salata multa. Nella pratica però si evince una certa elasticità nel controllo sui Social Network.

Immagine riassuntiva tratta da www.voxart.it

Immagine riassuntiva tratta da www.voxart.it

Partite IVA

L’obbligo di pubblicare la Partita IVA sulla home page del sito per i soggetti passivi e’ confermato anche dall’art. 35, D.P.R. 633/1972, modificato dall’art. 2, D.P.R. 404/2001, mentre la R.M. 16 maggio 2006, n. 60/E sottolinea che l’onere di pubblicazione riguarda anche siti web utilizzati per motivi pubblicitari.

E-Commerce

Per le aziende che svolgono attività di commercio elettronico, l’art. 7, D.Lgs. 70/2003 impone di rendere accessibili gli estremi del venditore (domicilio o sede legale) e del prestatore (compresa posta elettronica), il numero di iscrizione Rea o Registro Imprese; indicazione ed estremi dell’autorita’ competente in caso di attivita’ soggetta a concessione, licenza o autorizzazione. Il D.Lgs. n. 70/2003 ha imposto regole precise, in particolare:

Prezzi e tariffe – Gli imprenditori devono indicare in modo chiaro  i prezzi e le tariffe applicate per i beni o servizi in vendita. Deve essere indicato esplicitamente se si tratta di prezzi Iva inclusa o esclusa, e se ci sono altre imposte da pagare;
Spese di consegna – Devono essere chiare e separate dall’indicazione del prezzo di vendita del prodotto. Devono essere fornite tutte le informazioni rilevanti per la consegna dei beni;
Fasi del contratto – Deve essere fornita l’indicazione delle fasi con cui si arriverà alla vendita del prodotto o servizio, con le modalità di archiviazione del contratto e dei dati personali. Quali sono i mezzi a disposizione del cliente per controllare ed eventualmente correggere errori prima che l’ordine venga inoltrato? Va specificato;
Contatti – Occorre risalti la modalità per contattare direttamente l’azienda che effettua la vendita. I contatti devono essere funzionanti, ponendo attenzione ad indicare l’indirizzo di posta elettronica o posta elettronica certificata (Pec) da aggiornare in caso di cambiamenti;
Strumenti di composizione delle controversie – Deve essere data indicazione dell’organismo chiamato a dirimere eventuali controversie tra cliente e venditore.
Le informazioni sopra indicate devono essere inserite in una apposita sezione del sito web, al fine di garantire una adeguata tutela del consumatore, che deve avere sempre a disposizione tutte le informazioni disponibili, per essere sempre a conoscenza dei diritti, degli obblighi, delle spese e dei benefici ai quali va incontro concludendo un contratto commerciale o un acquisto attraverso un sito di E-commerce.

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Privacy utenti web e Cookie

La legge impone la riservatezza dei dati sensibili degli utenti lasciati sul sito aziendale: quando vengano richiesti per iscriversi ad una newsletter o per contattare la societa’, e’ necessario richiedere un consenso informato, espresso solo dopo la lettura dell’informativa sulla tutela della privacy. Anche sessioni telefoniche e accessi online vanno protetti da uso indesiderato, fraudolento o accidentale, e si impone la notifica dell’eventuale uso di cookies che memorizzano i dati di navigazione ricostruendo usi e abitudini online. Cio’ e’ frutto di due  decreti legislativi in vigore da giugno 2012: il D.Lgs. 28.5.2012, n. 69 e il D.Lgs. 28.5.2012, n. 70. Ricorda che se fai uso di cookie, vanno menzionati nella privacy policy in quanto anche il cookie e’ un dato personale. In piu’, in questo caso bisogna adeguarsi anche alla cookie law.

Una immagine sulla Cookie Law dal sito del Garante per la protezione dei dati personali

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Google, Pubblicita’ e Obblighi

Google obbliga chiunque utilizzi le funzionalità di advertising di Google Analytics ad informare correttamente gli utenti sulle funzioni utilizzate, consentendo loro di effettuare l’opt-out. Per chi fa marketing e’ un brutto colpo: studiare le abitudini di consumo e comportamento su Google, per loro, non e’ una invasione della privacy ma un aiuto a trovare quello che si vuole, in maniera piu’ efficiente.  Come adeguare la propria privacy policy quando si utilizzano le funzionalità di advertising di Google Analytics?

Le leggi europee prevedono che i publisher digitali forniscano ai visitatori dei loro siti e agli utenti delle loro app informazioni sulle modalità d’uso dei cookie e di altre forme di archiviazione locale. In molti casi, la legislazione richiede inoltre un esplicito consenso all’uso. In questo sito pubblicato da Google e in questo altro si possono trovare maggiori informazioni.

Se ad esempio definisci le tue liste di remarketing tramite Google Analytics per poi utilizzarle in una campagna AdWords, aggiungi alla tua privacy policy  i servizi “Estensione Display Advertisers per Google Analytics”, “Remarketing con Google Analytics per la pubblicità display” e “AdWords Remarketing”.

Una volta aggiunte le clausole relative alle funzionalita’ di advertising di Google Analytics, ti suggeriamo di dare un’occhiata anche alle Norme relative al consenso degli utenti dell’Unione Europea di Google. In sostanza la policy di Google ti suggerisce di richiedere il consenso preventivo se nel tuo target rientrano anche utenti dell’Unione Europea.