All posts by Vincenzo Carbone

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I Social Network e l’editoria

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Allo strapotere della televisione nella promozione del libro e degli articoli delle testate si contrappone oggi il social networking.

Sono due modelli mediatici agli antipodi: da una parte il simbolo perfetto del “Broadcast” in cui c’e’ un emittente (la tv) e tanti riceventi (gli spettatori) passivi che non possono interagire, replicare, rilanciare, partecipare. E’ il modello “One to Many” che esiste da diversi decenni. Dall’altro, con i Social, c’e’ un modello che non ha ancora raggiunto l’adolescenza (ha circa 14 anni): il “many to many”, dove ognuno e’ un nodo della rete alla pari degli altri. Al netto degli “influencer”, si intende.

Scrittori  e giornalisti famosi e non, tuttavia, non possono oggi prescindere da questi strumenti che basano sulle connessioni social on line il loro modello di influenza. In effetti abbiamo avuto modo di verificare che i vantaggi di una comunicazione promozionale sui social (basso costo di creazione e accesso, possibilità di lavorare da remoto, creativita’ e multimedialita’) devono essere valutati alla luce degli svantaggi (necessita’ di un professionista del settore per comunicazioni declinate in modo adeguato a seconda del social specifico, richieste di informazione anche fuori dall’orario di lavoro, gestione di crisi, ricerca di contenuti interessanti per gli utenti).

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Il Socialnetworking, da solo, non ha alcuna efficacia. Serve una strategia integrata di comunicazione che si combini con le attivita’ offline.

Rimanendo sulla stampa, metro indirettamente legato ai libri perché lettura, continua il Censis: “Mentre uno zoccolo duro di persone che entrano in contatto solo con i mezzi audiovisivi rimane quasi costante nel tempo (passando dal 28,2% del 2006 al 23,2% del 2016), gli italiani che si accostano abitualmente a tutti i media hanno fatto segnare un importante passo in avanti tra il 2006 e il 2009 (passando dal 23,3% al 35,8%), per poi fermarsi a quel livello (anzi, nel 2016 hanno fatto anche un piccolo passo indietro, riposizionandosi al 35,2%). È stato invece il dato riferito a quanti usano internet ma non i mezzi a stampa ad aver fatto passi in avanti rilevantissimi, ampliando cosi’ il press divide: erano il 5,7% della popolazione nel 2006, sono diventati il 31,4% nel 2016, portando il totale di tutte le persone estranee ai mezzi a stampa a una quota pari al 54,6% della popolazione (e raggiungendo nel 2016 un valore addirittura pari al 61,5% tra i giovani under 30).”

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Facebook ha recentemente annunciato che in un futuro prossimo gli editori venderanno le proprie notizie sul Social Network.

Facebook insiste per formare una comunita’ piu’ consapevole, meno vittima di fake news e notizie non verificate. “E non possiamo farlo senza i giornalisti”, ha postato Zuckerberg, “ma ci rendiamo anche conto che le nuove tecnologie possono rendere più difficile per gli editori finanziare il giornalismo su cui tutti fanno affidamento. Stiamo per testare nuovi modi per far crescere i loro abbonamenti. Se le persone si abbonano dopo aver visto le notizie su Facebook, i ricavi andranno direttamente agli editori che lavorano duramente per scoprire la verita’ e Facebook non prendera’ nulla. Si parte entro la fine dell’anno con un piccolo gruppo di editori americani e europei. Poi ascolteremo i loro commenti”. Presto, inoltre, i loghi dei giornali accompagneranno le notizie come si legge in questo articolo di Repubblica.

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Che pubblicita’ ci mostra Facebook?

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C’erano una volta i media “broadcast”. Si stava seduti a guardare la televisione, ad ascoltare la radio, a leggere i giornali. C’era chi emetteva un messaggio e chi lo ascoltava, secondo uno schema unidirezionale della comunicazione. “Da uno a molti”, si dice in sociologia della comunicazione.

Il contenuto veicolato era periodicamente interrotto da messaggi pubblicitari che provavano a convincerci a comprare o a fare qualcosa. Speravano che rientrassimo nel “target”, il bersaglio giusto per chi fa marketing. In altre parole: immaginavano potessimo essere interessati alla loro pubblicita’. Con la diffusione di internet e dei social network, dalla seconda meta’ degli anni 2000, il modello e’ cambiato radicalmente, anche se il sistema “broadcast” non e’ ancora scomparso.

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Adesso il sistema di comunicazione a cui guarda il merketer e’ quello che fino a 15 anni fa si poteva solo sognare: rivolgere il proprio messaggio pubblicitario solo a chi e’ interessato. Eta’, provenienza geografica, interessi, interazioni, ricerche pregresse: con internet e i Social Network l’advertising si e’ fatta specifica e precisa. Google e Facebook, i due attori principali del mercato dell’advertising online e dell’uso di internet,  sono principalmente canali di pubblicità Pay Per Click (PPC). Si tratta di una modalità di acquisto e pagamento di pubblicita’ online.  L’inserzionista paga una tariffa unitaria in proporzione ai click (click-through rate), ovvero solo quando un utente clicca effettivamente sull’annuncio pubblicitario.

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Ma se Google e’ un motore di ricerca e tiene traccia delle nostre ricerche, come fa Facebook a sapere cosa mostrarmi?

Facebook utilizza i seguenti dati per decidere quali inserzioni mostrarci:

  • Informazioni che condividi su Facebook (ad es. le Pagine che ti piacciono)
  • Altre informazioni su di te estratte dal tuo account Facebook (ad es. età, genere, luogo, dispositivi che usi per accedere a Facebook)
  • Informazioni che gli inserzionisti e i nostri partner di marketing possiedono e condividono con noi, come il tuo indirizzo e-mail
  • Le tue attività su app e siti Web esterni a Facebook

Altre informazioni più dettagliate possono essere trovate su Normativa sui dati e Normativa sui cookie di Facebook. Ecco dunque come fa Facebook a rivolgerci pubblicità mirate. Il punto chiave e’ sicuramente “i nostri partner Marketing” e le informazioni condivise.

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Gli italiani, la lettura e i social: e’ il trionfo delle bufale?

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“Il 60% degli italiani non legge”. Con questo titolo al vetriolo apre il “Corriere della Sera” del 3 Febbraio 2017, sezione “Primo Piano – L’Italia che cambia”. Nel pezzo, a firma di Laura Sarradini, un’analisi dei dati Istat: “Negli ultimi sei anni persi 3 milioni e 300 mila lettori nel paese. Allarme tra i ragazzini dagli 11 ai 14 anni. E gli ebook non decollano ancora” si legge nel “catenaccio” del titolo. Meno della metà della popolazione legge. All’inizio degli anni ’60 solo il 16,3 % leggeva libri. Questo dato va pero’ analizzato alla luce di un’altra realta’: all’epoca solo  un quarto degli italiani aveva un titolo superiore alle scuole elementari e l’8% era analfabeta.

Il balzo in avanti si ha a metà anni 80 quando la percentuale dei lettori raddoppia. La lettura è e rimane “rosa”: solo un terzo degli uomini legge, contro la metà delle donne. Dal 2010 si assiste a un calo continuo della lettura in Italia. Ciò succede soprattutto tra i giovanissimi. Chissà in quanti sono pronti a dare la colpa alla tecnologia di tablet, cellulari, adsl e altro. Meta’ dei giovani non legge e, si sa, se non si comincia non si può prendere questa abitudine crescendo. Nell’articolo si legge: “La capacità di lettura è condizionata dalla predisposizione a comprendere ed interpretare in modo adeguato il significato di testi scritti.

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C’e’ bisogno di una competenza di base cruciale per garantire una effettiva capacità di utilizzo e valutazione delle informazioni. Questa capacità, la cosiddetta “literacy”, e’ molto bassa nella popolazione adulta, molto di più di tutta la media Ocse.”. Come diceva Tullio De Mauro:

“Dobbiamo sconfiggere l’analfabetismo di ritorno, battere sulla formazione degli adulti, sulla riduzione delle diseguaglianze, perche’ la lettura possa riprendere a crescere”.

 

Sempre nel febbraio 2017 è esplosa un’altra “Bomba” nel panorama culturale italiano: “E’ chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente” si legge in una lettera firmata da oltre seicento docenti universitari indirizzata a presidente del consiglio, ministra dell’Istruzione e Parlamento. Continua la lettera del Gruppo di Firenze per la scuola del merito: “Da tempo denunciamo le carenze linguistiche degli studenti (grammatica, sintassi, lessico) con errori appena tollerabili in terza elementare”.

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Resta poi il divario tra nord e sud: nel nord est legge il 48,/% degli italiani, al sud il 28%. Mutuando un termine tecnologico noto come “Digital divide” che indica la differenza di possibilità di accesso alle tecnologie tra diverse zone geografiche potremmo parlare di un “Reading Divide” italiano. Il Social Networking di Internet sta inoltre diffondendo una “Democrazia dei creduloni”, per dirla con il sociologo francese Bronner, disposta a leggere (poco) quello che circola sui Facebook, Twitter o siti di dubbi. Come si legge su un articolo di impronta sociologica sul sito specializzato in “Bufale” (notizie false che si diffondono on line) “Bufale e dintorni”: “La motivazione principale per cui colui che diffonde bufale e credenze non le identifica come tali è sostanzialmente una: NON VUOLE!”

 

Per questo e’ portato a ricercare siti dove si conferma ciò che gia’ ha etichettato come vero, nonostante queste fonti siano chiaramente prive di  attendibilità e di ufficialita’. Infatti, anche una volta dimostrato che la notizia in questione e’ falsa (in alcuni casi  addirittura dopo smentita stessa da parte dello stesso mittente della bufala), molti soggetti continuano a sostenerne la veridicità, incapaci di seguire un ragionamento logico razionale, ma adducendo spiegazioni prive di valore e astruse.

Dalla disinformazione alla bufala il passo e’ un passetto.

 

L’informazione errata o incompleta, e’ un tipo di disinformazione che può essere involontaria: ad esempio quando la globalità della stessa è l’insieme di una serie di aggiornamenti riguardanti lo stesso evento. Prendiamo ad esempio la cronaca di un disastro naturale, di uno scrutinio, di uno studio scientifico; ognuno degli stadi “intermedi” ha una sua veridicità nel momento in cui si verifica, che non è una veridicità assoluta in quanto solo un frammento di quella che sarà l’acquisizione dell’informazione ultima. Ad un orario determinato, del 11/09/2001 era vero che le vittime dell’attentato alle Torri Gemelle erano un migliaio, come e’ vero che successivamente furono stimate in quasi tremila. Allo stesso modo, era vero che Raffaele Sollecito e Amanda Knox erano colpevoli nel gennaio 2014, mentre non lo erano nel marzo 2015.

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Dunque e’ possibile accogliere un’informazione parziale come vera senza conoscere l’esito degli aggiornamenti, oppure farlo più o meno in malafede occultando gli sviluppi che non avvalorano quello che sosteniamo…oppure utilizzare una parte dell’informazione irrilevante e caricarla di un significato differente da quello effettivo, inventato”. Saper leggere non basta. Bisogna essere in grado di elaborare e capire un testo. Secondo l’Ocse “con il termine analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. In generale, l’analfabetismo è l’incapacità di leggere o scrivere frasi semplici in una qualsiasi lingua. Si parla talvolta, meno comunemente, di illetteratismo, termine usato perlopiù in ambito scientifico che definisce individui incapaci di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.


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Cosa fa e come lavora un Social Manager?

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In molti, probabilmente in troppi, oggi si definiscono “Social Media Manager”. Ma cosa dovrebbe fare esattamente un SMM?

In un post precedente abbiamo analizzato le 25 figure professionali ufficiali del mondo del Web. Salta subito all’occhio che non esiste il ruolo di “Social Media Manager”.  Un altro modo di chiamare questa professione e’

Web Community Manager: crea e contribuisce a potenziare le relazioni tra i membri di una comunita’ virtuale presenti sul Web e tra questa e l’organizzazione committente, con una comunicazione efficace all’interno del gruppo; in particolare promuove, controlla, analizza e valuta le conversazioni che si svolgono sulle varie risorse Web (siti Web, blog, social network). Costruisce e gestisce la relazione con gli stakeholder online. Puo’ lavorare come free-lance, per agenzie specializzate di Web marketing o all’interno di un’organizzazione. In quest’ultimo caso, nel linguaggio anglosassone, viene spesso utilizzato anche il termine Internal Community Manager. E’ conosciuto anche come Community Manager.

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Un Social Media Manager deve essere sempre aggiornato sulle novita’ del panorama mondiale della comunicazione online. Per farlo deve conoscere le migliori fonti di notizie italiane e straniere. Un’altra caratteristica fondamentale per chi vuole gestire dei Social aziendali e’ la capacità di scrittura. Scrivere per il web necessita di accorgimenti e competenze particolari facendo molta attenzione a non cadere nella scorrettezza del clic baiting.

Un SMM cura quotidianamente, 7 giorni su 7 e 12 ore al giorno, le “conversazioni” sul brand. Usa i Social Network più adatti alle sue esigenze. Twitter e’ uno strumento imprescindibile del Social Media Manager. In questo articolo potete trovare un decalogo di come usarlo in maniera efficace.   Twitter permette conversazioni rapide, dirette, sintetiche.

Abbiamo visto in un precedente post come, cosa e quanto bisogna scrivere sui Social Network. La nostra strategia va valutata in base agli obiettivi da raggiungere in funzione delle risorse disponibili.

Una capacita’ molto apprezzata per i SMM e’ quella di saper raccontare un evento live. E’ un valore aggiunto del brand: essere sempre nel vivo della comunicazione, sia online che offline. Esistono poi degli strumenti per rendere il lavoro del SMM piu’ agevole e programmare, almeno in parte, i vari contenuti sui differenti account social. Hootsuite e’ uno dei piu’ apprezzati. Sotto: un video tutorial sul funzionamento di HootSuite, strumento fondamentale per un SMM.

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YouTube e’ un motore di ricerca?

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Youtube e’ il secondo motore di ricerca del mondo. Non sono solo i numeri a dirlo, ma anche l’esperienza quotidiana.

L’infografica in basso di Mushroomnetwork mostra chiaramente che la forza di Youtube come motore di ricerca e’ tutto nelle immagini (in movimento). Chi usa internet usa il Social Medium di Google come un grosso motore di ricerca. Inoltre, in pieno conflitto di interessi, Google restituisce nella Serp e con la Seo i risultati di Youtube sempre in posizioni molto alte.

I dati qui sotto, del maggio scorso, mostrano chiaramente come la crescita di Youtube sia inarrestabile. + 49% su base annuale mentre la televisione continua il suo lento ma costante declino.

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Un motore di ricerca e’ un cancello che si apre sulla conoscenza del web. Per molti, specialmente i piu’ giovani, il video è la risposta a tutte le domande. Come avevamo detto in un post precedente il futuro della comunicazione su internet e’ video. Tutti i trend portano in questa direzione.

Possiamo spiegare questo concetto con le parole del fondatore di Pinterest Ben Silbermann:

“Molto del futuro della ricerca sara’ basato sulle foto invece che su parole chiavi”.

Ne avevamo parlato in questo post precedente sul futuro della comunicazione. Anche il futuro dei Social Network si giochera’ sul terreno dei video e dell’immagine. Probabilmente in Realta’ Virtuale. Il testo scritto e’ meno intuitivo di quello per immagini e saremo portati a usare la voce e la realtà visiva che ci circonda per esplorare la conoscenza.

Esserci su Youtube, con il proprio prodotto o il personal brand, significa farsi trovare anche da chi non e’ disposto a leggere per sapere. In tempi di notifiche continue, aggiornamenti molteplici e decine di stimoli un video puo’ essere l’unico strumento in grado di veicolare rapidamente informazioni. 

 

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I numeri dei Social Network in Italia e nel mondo [Luglio 2017]

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Quali sono i numeri dei Social Network in Italia e nel mondo? In un articolo precedente avevamo fatto un’analisi sul futuro del Web e dei Social Network.

Le cifre sono importanti per capire come sfruttare un canale e le sue potenzialita’. Come aveva scritto ABC Formazione, partner di Rekuest che si occupa di formazione professionale: “Facebook ha scritto il passato e detta il presente e il futuro del Social Networking e, di conseguenza, di buona parte del Web. Qualche numero per capire chi comanda: con i suoi 1,9 miliardi di utenti il “gigante blu” puo’ sommare gli 1,2 miliardi di Messenger, i 600 milioni di Instagram e il miliardo di Whatsapp. Il totale: WOW”.

Facebook recentemente ha cambiato la possibilità di poter analizzare le performance delle proprie pagine ufficiali aprendo così ancora di piu’ a chi vuole usare i numeri per operare correttamente nel Social Media Marketing. 

Vediamo qualche grafico per capire il panorama mondiale e italiano sulle persone che usano i Social Network per comunicare.

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Dall’immagine sopra emerge che, nel mondo, c’e’ solo un “attore” in grado di contrastare il monopolio di Facebook: Google che con Youtube, nel mese scorso, conta un miliardo e mezzo di utenti. Cresce ancora Instagram che, con 700 milioni di utenti, ha più che doppiato il povero Twitter. Notevoli i numeri di We Chat anche se in Europa non sfonda.

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Dalla tabella sopra e’ chiaro che la meta’ degli italiani e’ su Faebook. Anche Youtube ha numeri molto alti: significa che postare un nostro video sul Social Medium di Google restituisce grande visibilità sia nella Serp di Google (i risultati di ricerca) che nella Seo.

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Ogni giorno, in Italia, ci sono 24 milioni di persone attive su Facebook. 23 lo fanno anche e/o su mobile. Numeri che fanno pensare molto al concerto di responsive.

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In Italia Instagram sta crescendo molto velocemente e ha un target piu’ giovane di Facebook, come si vede dal grafico sopra e da quello sotto. Il pubblico medio di un Social Network cambia completamente il piano editoriale di una campagna di Social Media Marketing. Il trend sembra già tracciato anche per il futuro a breve termine: i giovanissimi, spaventati dalla “invasione” di over 40 sui Facebook, scapperanno sempre di più accrescendo i numeri di altri Social adesso in espansione, come Snapchat.

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Le figure professionali del Web: le 25 ufficiali

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Le figure professionali del Web ancora non godono del giusto riconoscimento sociale, economico e popolare. Quali e quante sono?

 IWA Italy (la sezione italiana di IWA/HWG associazione internazionale di professionisti del Web riconosciuta come realta’ di standardizzazione dal CEN, European Standards and technical specifications), ne ha individuate 25.

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Vediamole nel dettaglio le 25 figure professionali del mondo del web.

  1. Web Community Manager: crea e contribuisce a potenziare le relazioni tra i membri di una comunità virtuale presenti sul Web e tra questa e l’organizzazione committente, con una comunicazione efficace all’interno del gruppo; in particolare promuove, controlla, analizza e valuta le conversazioni che si svolgono sulle varie risorse Web (siti Web, blog, social network). Costruisce e gestisce la relazione con gli stakeholder online. Puo’ lavorare come free-lance, per agenzie specializzate di Web marketing o all’interno di un’organizzazione. In quest’ultimo caso, nel linguaggio anglosassone, viene spesso utilizzato anche il termine Internal Community Manager. E’ conosciuto anche come Community Manager.
    https://www.skillprofiles.eu/
  2. Web Project Manager e’ un Project Manager specializzato in ambito Web che gestisce il progetto in maniera efficace, con lo scopo di conseguire gli obiettivi del progetto concordati con la committenza, nel rispetto di tempi e costi. Ha la responsabilità del progetto ed e’ lui che definisce, pianifica e coordina le attività. Monitora costantemente tempi, costi, qualita’, ambito, rischi e il raggiungimento dei risultati attesi. In alcuni casi ricopre anche il ruolo di Team Manager del gruppo di progetto; in questo caso deve motivare il team, coordinandolo e delegando i vari compiti. Il Web Project Manager può essere sia un dipendente del committente, sia un dipendente di una società esterna incaricata di gestire il progetto, sia un libero professionista con un ruolo di terza parte.
  3. Web Account Manager rientra nel settore Web Marketing & Accounting. Con l’aumentata concorrenza tra le organizzazioni e la maggiore attenzione alla qualità delle vendite, il Web Account Manager ha il delicato, nonché fondamentale, compito di recepire i bisogni e le esigenze dei clienti – potenziali e/o esistenti, trasformandoli in obiettivi che l’organizzazione si pone. In particolare, gestisce le trattative e le relazioni di business per favorire la vendita di prodotti e/o servizi in Internet e ha la responsabilità di raggiungere i target di vendita e mantenere i margini
  4. User Experience Designer ha il compito di integrare i requisiti dell’utente, i requisiti dell’applicazione, i vincoli di accessibilità e di usabilita’ in una interfaccia visuale e in un modello di interazione (altrimenti detto “esperienza dell’utente”) il più possibile uniforme e integrato. Allo User Experience Designer compete lo sviluppo di uno “stile” visuale e interattivo che possa allo stesso tempo caratterizzare l’applicazione Web (dotandola di caratteri distintivi) e garantire il raggiungimento efficace (portarlo nel punto giusto) ed efficiente (fargli fare il giusto numero di click) degli obiettivi dell’utente.
  5. Web Business Analyst: ha il compito di analizzare e definire i flussi dei processi di business, redigendo il documento con i risultati dell’analisi e la raccolta dei requisiti. E’ esperto in materia/dominio in cui deve essere sviluppato il prodotto Web, deve garantire l’integrita’ della soluzione e l’allineamento con le necessità di business, ovvero deve essere in grado di valutarne la gli impatti economici ed organizzativi al fine di consentire al cliente di trarre le adeguate conclusioni in termini di sostenibilità della soluzione.
  6. Web DB Administrator: definisce, progetta e ottimizza la struttura delle banche dati. Garantisce la sicurezza del database curando l’implementazione di adeguate policy di backup e recovery di dati, assicura l’alta affidabilità delle banche dati ed implementa le strategie di monitoraggio, migliora le prestazioni delle banche dati utilizzando le tecniche di tuning.
  7. Search Engine Expert: si occupa nelle varie fasi del progetto del supporto e della verifica dei risultati inerenti il posizionamento sui motori di ricerca, impartendo le regole di relativa ottimizzazione all’interno dello sviluppo dei servizi Web. Poiche’ il raggiungimento e la valutazione dei risultati è fortemente legato sia al progetto che alla tipologia di intervento, può lavorare all’interno di una organizzazione o, in alternativa, come free-lance e per agenzie specializzate in Web marketing.
  8. Web Advertising Manager: stimola, utilizzando il Web, le vendite presso i clienti: ex clienti, clienti acquisiti o nuovi clienti. Il Web Advertising Manager definisce la natura delle campagne promozionali in relazione ai mezzi di comunicazione Web più adeguati, al fine di ottenere la piu’ ampia propagazione delle informazioni oggetto della promozione. Per ottenere il maggior beneficio possibile, il Web Advertising Manager individua prioritariamente il “target” della campagna promozionale nel Web in relazione alla tipologia e alla quantita’ di destinatari di tali informazioni. Successivamente all’attivazione della campagna Web, provvede a valutarne i benefici, in relazione ai costi e ai cosiddetti “lead” (es. nuovi acquisti di beni, attivazione di servizi, ecc.).
  9. Frontend Web Developer: assicura la realizzazione e l’implementazione di interfacce Web based seguendo le specifiche del cliente e facendo riferimento al target di utenza. Contribuisce alla pianificazione ed alla definizione degli output generati lato server in collaborazione con il Server Side Web Developer e/o con il Web DB Administrator. Implementa la sicurezza delle interfacce in accordo con il Web Security Expert.
  10. Server Side Web Developer: crea e/o contribuisce alla creazione di applicazioni Web utilizzando linguaggi di sviluppo per il Web; in particolare crea, ottimizza, verifica le funzionalità delle applicazioni nonche’ i contenuti Web generati dalle stesse testando le interfacce pubbliche e riservate prodotte e/o integrate. Implementa la sicurezza in accordo con il Web Security Expert.
  11. Web Content Specialist: si occupa di produrre contenuti, sia testuali che multimediali dei quali e’ direttamente responsabile, che siano efficaci per una risorsa Web. Cura il contenuto anche in base della piattaforma che lo dovra’ ospitare (sito Web, social network, blog, interfaccia) e del target (utenza). Monitora l’usabilita’ del sito con gli strumenti della customer satisfaction. Puo’ essere free-lance o parte di una organizzazione, pubblica o privata.
  12. Web Server Administrator: installa software, configura ed aggiorna sistemi ICT per garantire il funzionamento dei servizi Web. Amministra quotidianamente l’esercizio del sistema al fine di soddisfare la continuità del servizio, i salvataggi, la sicurezza e le esigenze di performance.
  13. Information Architect: identifica e rappresenta la struttura degli elementi informativi e funzionali di un dominio, nell’ambito di un progetto Web, attraverso differenti canali di fruizione, al fine di favorirne la reperibilità, la funzionalità e l’usabilita’, adottando un approccio di design centrato sull’utente, ed applicando metodologie di codesign (coinvolgendo stakeholders ed esperti di dominio) e design partecipativo (coinvolgendo un campione di utenti finali).
  14. Digital Strategic Planner: comprende i veri bisogni e le vere necessità relative alla presenza e alle attivita’ sulla Rete Internet e sul Web di un’organizzazione. E’ di supporto alle scelte strategiche indicate dal top management e fornisce input operativi alle altre figure professionali coinvolte nel processo.
  15. Web Accessibility Expert: si occupa, nelle varie fasi di progetto, del supporto all’implementazione e verifica dell’accessibilita’ delle informazioni e dei servizi basati su tecnologie Web, sulla base delle esigenze di tutti gli utenti. Il suo ruolo e’ legato alla tipologia di intervento svolta: può essere di supporto allo sviluppo di interfacce, di applicazioni o di contenuti per il Web. Puo’ lavorare come freelance, per agenzie specializzate nello sviluppo di servizi Web o all’interno di un’organizzazione.
  16. Web Security Expert: analizza il contesto di riferimento, valuta e propone l’adeguata politica di sicurezza da implementare in accordo con le policy aziendali per proteggere le applicazioni, i server Web, i dati e i processi correlati. Analizza gli scenari di possibili attacchi e definisce i requisiti tecnici di sicurezza. E’ responsabile delle verifiche di sicurezza durante le varie fasi di realizzazione di un progetto Web e/o delle verifiche periodiche dopo il rilascio. Puo’ occuparsi personalmente di implementare le strategie di Security eseguendo azioni dirette sui vari oggetti che necessitano di protezione come architetture, reti, sistemi o applicazioni.
  17. Mobile Application Developer: assicura la realizzazione e l’implementazione di applicazioni per periferiche mobile che possono anche interagire con la Rete Internet ed il Web. Contribuisce alla pianificazione ed alla definizione dei dettagli applicativi. Realizza simulazioni di verifica del funzionamento dell’applicazione per assicurare il massimo della funzionalita’ e dell’efficienza.
  18. E-commerce Specialist: si occupa di comprendere le necessità del cliente e di progettare l’implementazione di idonee soluzioni per il commercio elettronico relazionandosi con altri professionisti, Web e non, con gestori di sistemi di incasso, merchant, gateway di pagamento e terze parti.
  19. Online Store Manager: contribuisce a generare valore all’azienda affinche’ raggiunga i suoi obiettivi attraverso il commercio elettronico in linea con il posizionamento che questa ha deciso di darsi sotto il profilo del rapporto fra canale digitale e canale fisico.
  20. Reputation Manager: contribuisce a creare il contesto migliore per il conseguimento degli obiettivi aziendali o personali intervenendo in tutte le occasioni in cui conversazioni online possono risultare deleterie per l’immagine dell’azienda e dei suoi prodotti. Promuove e diffonde la notorietà del brand attraverso un’opportuna attività di PR digitali.
  21. Knowledge Manager: presidia le attivita’ relative alla conoscenza (base dati, archivi storici, cataloghi dati) dell’azienda. Espone i processi di gestione ed emersione della conoscenza attraverso la condivisione interna ed esterna, per disseminarla su piattaforme partecipative, in particolare quelle residenti sul Web (es. wiki, datahub, social coding), preservando le specificità soggette a brevetti.
  22. Augmented Reality Expert: ha il compito di progettare e realizzare esperienze efficaci di realta’ aumentata. Applica i principi di accessibilita’ e usabilità delle interfacce e crea modelli d’interazione positiva e coerente, in base all’analisi dell’utente e al tipo di esperienza che si vuole creare. Possiede conoscenze interdisciplinari, analizza e seleziona tecnologie utili al design della realta’ aumentata. Durante il processo di progettazione della realtà aumentata si focalizza sui risultati attesi ed è in grado di condurre, una volta terminato il prototipo di esperienza, una valutazione della stessa attraverso il monitoraggio delle sperimentazioni con gruppi ristretti di utenti.
  23. E-Learning Specialist: ha il compito di progettare, gestire e monitorare percorsi e ambienti di apprendimento online, scegliendo e applicando tecnologie, approcci e strategie didattiche per i diversi livelli e contesti di apprendimento formale e non formale, tenendo conto della rapida e continua evoluzione dei modelli di costruzione e disseminazione della conoscenza e dell’apprendimento sul Web.
  24. Data Scientist: raccoglie, prepara, valida, analizza, interpreta dati inerenti a diverse attività dell’organizzazione per estrarne informazione (di sintesi o derivata dall’analisi), anche tramite lo sviluppo di modelli predittivi per generare sistemi organizzati di conoscenza avanzati. Grazie alla conoscenza approfondita del business e/o missione dell’organizzazione individua e accede alle fonti di dati in grado di sostenere e sviluppare un determinato processo aziendale; sceglie metodi e modelli più idonei ed efficaci per guidare le scelte strategiche aziendali, sviluppare linee di evoluzione e piani operativi; astrae le informazioni reperite e, tramite queste, genera indicazioni e programmi di sviluppo dell’azione. Presenta queste indicazioni nella forma più idonea a supportare le decisioni tattiche e strategiche del management, prestando particolare attenzione alle problematiche connesse alla sintesi e alla rappresentazione e visualizzazione efficace delle informazioni.
  25. Wikipedian: inquadrato all’interno di un Ente (sia pubblico che privato) o di un’Azienda, viene definito “Wikipediano in Residenza” [WP-01] e funge da collegamento tra la struttura “di residenza” e la comunita’ di Wikipedia (e/o degli altri progetti, come Wikimedia Commons, Wikisource o Wikidata), per promuovere una cooperazione reciprocamente vantaggiosa. All’interno della struttura in cui opera individua e valorizza i dati e i materiali utili alla crescita della comunità wikimediana, mettendoli a disposizione, verificando il punto di vista neutrale [WP-06], attraverso licenze aperte e incentivando il confronto tra le persone per il miglioramento dei contenuti al fine di aumentare la reputazione della struttura di residenza.
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Le nuove metriche di Facebook

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Fare Marketing con Facebook e’ una strada sempre piu’ popolare tra aziende piccole, medie e grandi. Ma e’ necessario analizzare le metriche. Come fare per leggere correttamente i dati di Facebook?

 

Chi lavora nell’ambito del Social Media Marketing e del Web Content Management avra’ sicuramente notato che negli ultimi anni i risultati organici (quelli non a pagamento) su Facebook sono calati vertiginosamente. Detto in altri termini: è difficile ottenere un grande numero di interazioni senza una sponsorizzazione. Investire soldi nelle Facebook Ads, tanto o pochi che siano, richiede un’attenta lettura dei risultati per valutare il Roi (il ritorno di investimento).

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Recentemente Facebook ha introdotto delle novita‘ nelle metriche di analisi dei dati.

In un articolo precedente avevamo visto come, tra i trend del 2017 di Internet, ci fossero gli investimenti pubblicitari online. Investire un budget nella comunicazione online significa fare inserzioni a pagamento scegliendo target specifi. Per fare cio’ occorre distinguere tra Seo e Sea come abbiamo fatto in un post precedente.

Quali sono le principali novita’ introdotte da Facebook negli “insight”?

  • Landing Page View per visualizzare quante persone siano effettivamente arrivate su una pagina, al netto di tempi di caricamento lunghi, connessioni instabili e via dicendo.
  • Pre-impression activity breakdown per sapere chi, tra coloro che interagiscono, aveva gia’ visitato la nostra pagina.
  • Presto potremo avere uno spaccato demografico  dei “Followers”  e sapere se hanno origine organica o a pagamento.
  • “Raccomandazioni” riassumera’ chi ha suggerito la pagina ad amici e parenti.
  • Previews: sapremo quante persone hanno visualizzato la pagina senza cliccarci sopra.

Leggere gli insight di Facebook significa avere un metro oggettivo per valutare l’efficacia dell’investimento in sponsorizzazioni. Prima di procedere con post sponsorizzati o campagne a pagamento si deve valutare:

  • Come si muovono i competitors
  • Il budget a disposizione
  • Gli obiettivi
  • La landing Page
  • Una correzione da fare in corsa

Rekuest realizza servizi di Social Media Marketing e Internet Advertising.

 

Live Tweet

Il live Tweet per le aziende: il decalogo

By | comunicazione, Social Network, Uncategorized | No Comments

Il live tweet per le aziende puo’ essere un’occasione di grande visibilita’. Ecco il decalogo di Rekuest.

Gli eventi di un’azienda possono essere raccontati in diretta con il livetweet. Puo’ essere realizzata una diretta video oppure prendere appunti e poi scrivere un articolo per il blog aziendale. Per ottenere un’interazione davvero coinvolgente, pero’, le azioni piu’ indicate sono:

  • Il Live Tweet che racconta, con un #hashtag ufficiale, quello che sta avvenendo
  • La diretta video sui Social che mostra, con la possibilita’ di commentare o lasciare dei feedback, l’evento

Twitter e’ il social che racconta cosa sta succedendo mentre si sta verificando. Come diceva McLuhan “Il medium e’ il messaggio” e Twitter e’ la breaking news.

Nello spot qui sotto si puo’ cogliere l’essenza del live storytelling.


Come raccontare il modo efficace una conferenza, un evento, una manifestazione o qualsiasi cosa desti interesse mentre sta accadendo? Ecco il decalogo di Rekuest.

  1. Creare gli hashtag giusti. E’ opportuno crearne uno ufficiale, da mettere anche sui flyer, poster, sito e Social dell’evento. Deve essere corto, intuitivo, efficace, facilmente memorizzabile.
  2. Usare gli hashtag utili. Sicuramente, accanto a quelli ufficiali, si imporranno altri #. Possono essere aggiunti ai Tweet quelli di maggiore successo, specialmente se entrano nei TT, gli argomenti più dibattuti in un dato momento.
  3. Usa le menzioni di chi partecipa all’evento. Personaggi pubblici e influencer hanno la priorità sugli altri ma è bene citare tutti i partecipanti.
  4. Dialogare con chi non è presente ma partecipa al dibattito online. Ogni contributo è importanza per aumentare la visibilità dei nostri tweet.
  5. Crea contenuti multimediali con foto e brevi video. Le immagini funzionano meglio delle parole.imageslider7
  6. Programma dei Tweet in anticipo per poterti poi concentrare sul racconto live.
  7. Dopo l’evento seleziona i migliori Tweet e scrivi un post sul blog ufficiale embeddandoli
  8. Usa strumenti di aggregazione del racconto live per mostrare, dopo la sua conclusione, come si sia svolto l’evento. Storify è quello più semplice ed efficace
  9. Non censurare ma spiega. Se qualcuno critica l’evento o gli ospiti non cancellare mai il contenuto. Meglio rispondere, spiegare.
  10. Cancellare insulti e calunnie. Tutto ha un limite: in caso di offese gratuite o volgarità nei confronti degli ospiti ad un evento è meglio rimuovere un contenuto.
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I Big Data

By | business, comunicazione | No Comments

Cosa sono i Big Data? A cosa servono? Come si usano per migliorare le performance di Business?

Big Data significa dare un senso ad un ampio volume di dati. C’e’ una metafora che rende bene l’idea di cosa siano i Big Data: immaginate di stare in una cantina dove una tubatura perde acqua, ma non sapete esattamente dove. Il pavimento inizia a raccogliere il flusso. All’inizio provate ad asciugare con degli stracci, poi con un secchio. Il volume dell’acqua, che nella nostra analogia sono i dati, cresce di continuo. Non avete i giusti strumenti per capire da dove proviene la perdita, sempre maggiore, e porvi rimedio. Servono strumenti tecnologici e di analisi complessi per risolvere il problema: i Big Data. 

Cosa fanno

I Big Data riguardano una raccolta di dati così estesa in termini di volume, velocita’ e varieta’ da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore. Facciamo un altro esempio: volete avere “il polso” delle azioni di una data azienda quotata. Come fare? Si può analizzare:

  • La percezione dei media valutando qualita’ e quantita’ delle menzioni sui principali canali di notizie
  • Cosa ne pensano i consumatori/clienti
  • Le opinioni degli investitori
  • I Tweet e il sentiment sui social network

Sembra facile? Ci sono molte difficolta’: servono tecnologie in grado di analizzare 500 milioni di Tweet al giorno valutando anche chi scrive; una scala di classificazione; software semantici e cosi’ via.

Facebook e l’uso dei dati

Facebook usa i Big Data per migliorare il Feed che gli utenti vedono sulla propria home page. Insieme a Unicef, Federazione Internazionale della Società della Croce Rossa e la Mezza Luna Rossa e Wfp (Programma Alimentare Mondiale) ha usato i Big Data per aiutare ad intervenire dopo disastri ed emergenze nel mondo.

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Non e’ comunque la mole di dati ad essere fondamentale quanto la modalità di analisi. Quello che definisce una procedura di Big Data implica:

  • Volume dei dati da moltissime fonti
  • Velocita’ di analisi
  • Variabilita’ della mole di dati che si riceve, che può avere picchi improvvisi
  • Complessita’ e necessita’ di semplificare

Obiettivi

  • Valutare e individuare i percorsi di lavoro sbagliati e poco efficienti
  • Generare Coupon, sconti e offerte basati sulle preferenze dei consumatori
  • Calcolare i rischi in poco tempo
  • Individuare prassi sbagliate nelle aziende