Monthly Archives: agosto 2017

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I Social Network e l’editoria

By | comunicazione, Social Network | No Comments

Allo strapotere della televisione nella promozione del libro e degli articoli delle testate si contrappone oggi il social networking.

Sono due modelli mediatici agli antipodi: da una parte il simbolo perfetto del “Broadcast” in cui c’e’ un emittente (la tv) e tanti riceventi (gli spettatori) passivi che non possono interagire, replicare, rilanciare, partecipare. E’ il modello “One to Many” che esiste da diversi decenni. Dall’altro, con i Social, c’e’ un modello che non ha ancora raggiunto l’adolescenza (ha circa 14 anni): il “many to many”, dove ognuno e’ un nodo della rete alla pari degli altri. Al netto degli “influencer”, si intende.

Scrittori  e giornalisti famosi e non, tuttavia, non possono oggi prescindere da questi strumenti che basano sulle connessioni social on line il loro modello di influenza. In effetti abbiamo avuto modo di verificare che i vantaggi di una comunicazione promozionale sui social (basso costo di creazione e accesso, possibilità di lavorare da remoto, creativita’ e multimedialita’) devono essere valutati alla luce degli svantaggi (necessita’ di un professionista del settore per comunicazioni declinate in modo adeguato a seconda del social specifico, richieste di informazione anche fuori dall’orario di lavoro, gestione di crisi, ricerca di contenuti interessanti per gli utenti).

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Il Socialnetworking, da solo, non ha alcuna efficacia. Serve una strategia integrata di comunicazione che si combini con le attivita’ offline.

Rimanendo sulla stampa, metro indirettamente legato ai libri perché lettura, continua il Censis: “Mentre uno zoccolo duro di persone che entrano in contatto solo con i mezzi audiovisivi rimane quasi costante nel tempo (passando dal 28,2% del 2006 al 23,2% del 2016), gli italiani che si accostano abitualmente a tutti i media hanno fatto segnare un importante passo in avanti tra il 2006 e il 2009 (passando dal 23,3% al 35,8%), per poi fermarsi a quel livello (anzi, nel 2016 hanno fatto anche un piccolo passo indietro, riposizionandosi al 35,2%). È stato invece il dato riferito a quanti usano internet ma non i mezzi a stampa ad aver fatto passi in avanti rilevantissimi, ampliando cosi’ il press divide: erano il 5,7% della popolazione nel 2006, sono diventati il 31,4% nel 2016, portando il totale di tutte le persone estranee ai mezzi a stampa a una quota pari al 54,6% della popolazione (e raggiungendo nel 2016 un valore addirittura pari al 61,5% tra i giovani under 30).”

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Facebook ha recentemente annunciato che in un futuro prossimo gli editori venderanno le proprie notizie sul Social Network.

Facebook insiste per formare una comunita’ piu’ consapevole, meno vittima di fake news e notizie non verificate. “E non possiamo farlo senza i giornalisti”, ha postato Zuckerberg, “ma ci rendiamo anche conto che le nuove tecnologie possono rendere più difficile per gli editori finanziare il giornalismo su cui tutti fanno affidamento. Stiamo per testare nuovi modi per far crescere i loro abbonamenti. Se le persone si abbonano dopo aver visto le notizie su Facebook, i ricavi andranno direttamente agli editori che lavorano duramente per scoprire la verita’ e Facebook non prendera’ nulla. Si parte entro la fine dell’anno con un piccolo gruppo di editori americani e europei. Poi ascolteremo i loro commenti”. Presto, inoltre, i loghi dei giornali accompagneranno le notizie come si legge in questo articolo di Repubblica.

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Che pubblicita’ ci mostra Facebook?

By | comunicazione, Social Network, Uncategorized | No Comments

C’erano una volta i media “broadcast”. Si stava seduti a guardare la televisione, ad ascoltare la radio, a leggere i giornali. C’era chi emetteva un messaggio e chi lo ascoltava, secondo uno schema unidirezionale della comunicazione. “Da uno a molti”, si dice in sociologia della comunicazione.

Il contenuto veicolato era periodicamente interrotto da messaggi pubblicitari che provavano a convincerci a comprare o a fare qualcosa. Speravano che rientrassimo nel “target”, il bersaglio giusto per chi fa marketing. In altre parole: immaginavano potessimo essere interessati alla loro pubblicita’. Con la diffusione di internet e dei social network, dalla seconda meta’ degli anni 2000, il modello e’ cambiato radicalmente, anche se il sistema “broadcast” non e’ ancora scomparso.

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Adesso il sistema di comunicazione a cui guarda il merketer e’ quello che fino a 15 anni fa si poteva solo sognare: rivolgere il proprio messaggio pubblicitario solo a chi e’ interessato. Eta’, provenienza geografica, interessi, interazioni, ricerche pregresse: con internet e i Social Network l’advertising si e’ fatta specifica e precisa. Google e Facebook, i due attori principali del mercato dell’advertising online e dell’uso di internet,  sono principalmente canali di pubblicità Pay Per Click (PPC). Si tratta di una modalità di acquisto e pagamento di pubblicita’ online.  L’inserzionista paga una tariffa unitaria in proporzione ai click (click-through rate), ovvero solo quando un utente clicca effettivamente sull’annuncio pubblicitario.

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Ma se Google e’ un motore di ricerca e tiene traccia delle nostre ricerche, come fa Facebook a sapere cosa mostrarmi?

Facebook utilizza i seguenti dati per decidere quali inserzioni mostrarci:

  • Informazioni che condividi su Facebook (ad es. le Pagine che ti piacciono)
  • Altre informazioni su di te estratte dal tuo account Facebook (ad es. età, genere, luogo, dispositivi che usi per accedere a Facebook)
  • Informazioni che gli inserzionisti e i nostri partner di marketing possiedono e condividono con noi, come il tuo indirizzo e-mail
  • Le tue attività su app e siti Web esterni a Facebook

Altre informazioni più dettagliate possono essere trovate su Normativa sui dati e Normativa sui cookie di Facebook. Ecco dunque come fa Facebook a rivolgerci pubblicità mirate. Il punto chiave e’ sicuramente “i nostri partner Marketing” e le informazioni condivise.

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Gli italiani, la lettura e i social: e’ il trionfo delle bufale?

By | comunicazione, Social Network | No Comments

“Il 60% degli italiani non legge”. Con questo titolo al vetriolo apre il “Corriere della Sera” del 3 Febbraio 2017, sezione “Primo Piano – L’Italia che cambia”. Nel pezzo, a firma di Laura Sarradini, un’analisi dei dati Istat: “Negli ultimi sei anni persi 3 milioni e 300 mila lettori nel paese. Allarme tra i ragazzini dagli 11 ai 14 anni. E gli ebook non decollano ancora” si legge nel “catenaccio” del titolo. Meno della metà della popolazione legge. All’inizio degli anni ’60 solo il 16,3 % leggeva libri. Questo dato va pero’ analizzato alla luce di un’altra realta’: all’epoca solo  un quarto degli italiani aveva un titolo superiore alle scuole elementari e l’8% era analfabeta.

Il balzo in avanti si ha a metà anni 80 quando la percentuale dei lettori raddoppia. La lettura è e rimane “rosa”: solo un terzo degli uomini legge, contro la metà delle donne. Dal 2010 si assiste a un calo continuo della lettura in Italia. Ciò succede soprattutto tra i giovanissimi. Chissà in quanti sono pronti a dare la colpa alla tecnologia di tablet, cellulari, adsl e altro. Meta’ dei giovani non legge e, si sa, se non si comincia non si può prendere questa abitudine crescendo. Nell’articolo si legge: “La capacità di lettura è condizionata dalla predisposizione a comprendere ed interpretare in modo adeguato il significato di testi scritti.

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C’e’ bisogno di una competenza di base cruciale per garantire una effettiva capacità di utilizzo e valutazione delle informazioni. Questa capacità, la cosiddetta “literacy”, e’ molto bassa nella popolazione adulta, molto di più di tutta la media Ocse.”. Come diceva Tullio De Mauro:

“Dobbiamo sconfiggere l’analfabetismo di ritorno, battere sulla formazione degli adulti, sulla riduzione delle diseguaglianze, perche’ la lettura possa riprendere a crescere”.

 

Sempre nel febbraio 2017 è esplosa un’altra “Bomba” nel panorama culturale italiano: “E’ chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente” si legge in una lettera firmata da oltre seicento docenti universitari indirizzata a presidente del consiglio, ministra dell’Istruzione e Parlamento. Continua la lettera del Gruppo di Firenze per la scuola del merito: “Da tempo denunciamo le carenze linguistiche degli studenti (grammatica, sintassi, lessico) con errori appena tollerabili in terza elementare”.

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Resta poi il divario tra nord e sud: nel nord est legge il 48,/% degli italiani, al sud il 28%. Mutuando un termine tecnologico noto come “Digital divide” che indica la differenza di possibilità di accesso alle tecnologie tra diverse zone geografiche potremmo parlare di un “Reading Divide” italiano. Il Social Networking di Internet sta inoltre diffondendo una “Democrazia dei creduloni”, per dirla con il sociologo francese Bronner, disposta a leggere (poco) quello che circola sui Facebook, Twitter o siti di dubbi. Come si legge su un articolo di impronta sociologica sul sito specializzato in “Bufale” (notizie false che si diffondono on line) “Bufale e dintorni”: “La motivazione principale per cui colui che diffonde bufale e credenze non le identifica come tali è sostanzialmente una: NON VUOLE!”

 

Per questo e’ portato a ricercare siti dove si conferma ciò che gia’ ha etichettato come vero, nonostante queste fonti siano chiaramente prive di  attendibilità e di ufficialita’. Infatti, anche una volta dimostrato che la notizia in questione e’ falsa (in alcuni casi  addirittura dopo smentita stessa da parte dello stesso mittente della bufala), molti soggetti continuano a sostenerne la veridicità, incapaci di seguire un ragionamento logico razionale, ma adducendo spiegazioni prive di valore e astruse.

Dalla disinformazione alla bufala il passo e’ un passetto.

 

L’informazione errata o incompleta, e’ un tipo di disinformazione che può essere involontaria: ad esempio quando la globalità della stessa è l’insieme di una serie di aggiornamenti riguardanti lo stesso evento. Prendiamo ad esempio la cronaca di un disastro naturale, di uno scrutinio, di uno studio scientifico; ognuno degli stadi “intermedi” ha una sua veridicità nel momento in cui si verifica, che non è una veridicità assoluta in quanto solo un frammento di quella che sarà l’acquisizione dell’informazione ultima. Ad un orario determinato, del 11/09/2001 era vero che le vittime dell’attentato alle Torri Gemelle erano un migliaio, come e’ vero che successivamente furono stimate in quasi tremila. Allo stesso modo, era vero che Raffaele Sollecito e Amanda Knox erano colpevoli nel gennaio 2014, mentre non lo erano nel marzo 2015.

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Dunque e’ possibile accogliere un’informazione parziale come vera senza conoscere l’esito degli aggiornamenti, oppure farlo più o meno in malafede occultando gli sviluppi che non avvalorano quello che sosteniamo…oppure utilizzare una parte dell’informazione irrilevante e caricarla di un significato differente da quello effettivo, inventato”. Saper leggere non basta. Bisogna essere in grado di elaborare e capire un testo. Secondo l’Ocse “con il termine analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. In generale, l’analfabetismo è l’incapacità di leggere o scrivere frasi semplici in una qualsiasi lingua. Si parla talvolta, meno comunemente, di illetteratismo, termine usato perlopiù in ambito scientifico che definisce individui incapaci di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.


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Cosa fa e come lavora un Social Manager?

By | business, comunicazione, Social Network | No Comments

In molti, probabilmente in troppi, oggi si definiscono “Social Media Manager”. Ma cosa dovrebbe fare esattamente un SMM?

In un post precedente abbiamo analizzato le 25 figure professionali ufficiali del mondo del Web. Salta subito all’occhio che non esiste il ruolo di “Social Media Manager”.  Un altro modo di chiamare questa professione e’

Web Community Manager: crea e contribuisce a potenziare le relazioni tra i membri di una comunita’ virtuale presenti sul Web e tra questa e l’organizzazione committente, con una comunicazione efficace all’interno del gruppo; in particolare promuove, controlla, analizza e valuta le conversazioni che si svolgono sulle varie risorse Web (siti Web, blog, social network). Costruisce e gestisce la relazione con gli stakeholder online. Puo’ lavorare come free-lance, per agenzie specializzate di Web marketing o all’interno di un’organizzazione. In quest’ultimo caso, nel linguaggio anglosassone, viene spesso utilizzato anche il termine Internal Community Manager. E’ conosciuto anche come Community Manager.

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Un Social Media Manager deve essere sempre aggiornato sulle novita’ del panorama mondiale della comunicazione online. Per farlo deve conoscere le migliori fonti di notizie italiane e straniere. Un’altra caratteristica fondamentale per chi vuole gestire dei Social aziendali e’ la capacità di scrittura. Scrivere per il web necessita di accorgimenti e competenze particolari facendo molta attenzione a non cadere nella scorrettezza del clic baiting.

Un SMM cura quotidianamente, 7 giorni su 7 e 12 ore al giorno, le “conversazioni” sul brand. Usa i Social Network più adatti alle sue esigenze. Twitter e’ uno strumento imprescindibile del Social Media Manager. In questo articolo potete trovare un decalogo di come usarlo in maniera efficace.   Twitter permette conversazioni rapide, dirette, sintetiche.

Abbiamo visto in un precedente post come, cosa e quanto bisogna scrivere sui Social Network. La nostra strategia va valutata in base agli obiettivi da raggiungere in funzione delle risorse disponibili.

Una capacita’ molto apprezzata per i SMM e’ quella di saper raccontare un evento live. E’ un valore aggiunto del brand: essere sempre nel vivo della comunicazione, sia online che offline. Esistono poi degli strumenti per rendere il lavoro del SMM piu’ agevole e programmare, almeno in parte, i vari contenuti sui differenti account social. Hootsuite e’ uno dei piu’ apprezzati. Sotto: un video tutorial sul funzionamento di HootSuite, strumento fondamentale per un SMM.